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La moda di essere tutti enogastronomi

Negli ultimi anni attraverso con il forte impatto di programmi tv di successo, come Masterchef, e l’affermarsi di chef internazionali, uno su tutti quel diavolo di Gordon Ramsay, si è via via diffuso un nuovo trend, divenuto oramai quasi una mania. Non c’è giovane, signore e sopratutto casalinghe (meno celebri di quelle di Voghera) che non assista a uno dei programmi di culto della tv italiana sul cibo, pioniere l’Antonella nazional-popolare e quella svampata (perché così è) della Benedetta con i suoi menu.

Enogastromi a Le invasioni Barbariche

Ciò è scaturito un elevato interesse verso il mondo enogastronomico, che fino a pochi anni fa era snobbato e che adesso vive una seconda giovinezza, rivalutato grazie al successo d’importanti aziende e personalità legate al territorio, che hanno saputo esportare il gusto italiano per il cibo oltre i confini nazionali trasformando il modo di vedere e amare i prodotti del made in Italy, incentrando l’attrazione sulla qualità e non più sulla quantità sulla quale invece sembrano essere più interessati gli italiani. Popolo tradizionalista per eccellenza, guai a passare un giorno senza aver mangiato la pasta e guai se all’estero non riescono a preparare un piatto di spaghetti come desideri.

Il motivo di questo malcontento è riassunto nel fenomeno sempre più legato, come ossessione, anche al mondo della ristorazione oltre all’alberghiero; ovvero le recensioni sulle principali community di foodies, e in particolare su TripAdvisor, mantra per il viaggiatore odierno. Personalmente, sempre più spesso prima di entrare in un locale che non conosco, leggo le recensioni, non perché siano le guide per eccellenza, ma per capire a cosa potrei andare in contro ritrovandomi in una bettola o in un locale che offre delle qualità nascoste. Leggendo le esperienze, noto una crescita esponenziale di livello di “enogastronomi”, persone esperte di vini, della loro degustazione, e nell’arte culinaria o gastronomia (def. dell’Accademia della Crusca), che in uno sproloquio di termini sentiti chissà dove, scrive recensioni al vetriolo, solo per il semplice disguido di un piatto o di un vino, per il puro piacere di avere un quarto d’ora di notorietà.

Analizzo la prima, la seconda e poi alla terza inizio a tirare le somme. Troppi commenti negativi per baggianate, stupidità di pseudo intenditore dell’arte del gusto: «non mi ha sorriso come mi aspettavo» o «il piatto sembrava un quadro di Manet ma c’era poca sostanza». Non sono un esperto di cibo, ma mi piace concedermi i momenti in cui le papille gustative godono per il gusto, i sapori, la passione e l’amore che gli chef impiegano nella preparazione del piatto. Il cibo è convivialità che trova la perfezione con il compagno di sempre, il vino, erede di un benessere tramandato dai romani e che ancora oggi unisce le persone, in quell’attimo in cui il piacere della carne si unisce al nettare degli dei, come in un amplesso tra due amanti inseparabili.  Oggi giorno però l’apprezzamento per la buona tavola è divenuto quasi obbligatorio, anche se non si conoscono gli standard, in particolare se legato al mondo gourmet e dello street food, non più un momento di confronto e piacere di cui farsi trasportare, anzi vige la regola del pago tanto e voglio tanto, anche ciò che non desidero, con una criticità senza precedenti. I ristoratori direbbero un vuoto a rendere.

Questo post vuole essere una critica verso questi pseudo enogastronomi che credendo di avere le conoscenze e la sapienza di poter promuovere o distruggere la reputazione di un locale, sono capaci di primeggiare l’istinto da prime donne al minimo errore. Rilassatevi e godetevi il piacere della tavola e dei commensali, senza essere in allerta per tutto l’evento. Lasciate fare questo lavoro ha chi ne possiede capacità e linguaggio, tanto poi andrete a leggere il punto di vista dell’esperto e gran parte proverà a copiarlo solo per quei quindici minuti di celebrità di cui parlava Warhol… Il cibo è arte che può essere anche mal interpretata, in questo caso le lamentele sono d’obbligo, almeno di persona e non online.

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commenti

One comment

  1. rosario franzoni

    Alex …sei un grande !!! E che diamine ormai la gente entra nei locali…solo per lasciare la recensione su TA….ma se c’è qualcosa che non ti piace dillo in ghigna al titolare o allo Chef, lo aiuteresti sicuramente di più !!!

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