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Monteluco e la Spoleto romana

Il secondo giorno è iniziato nel modo più “leggero” possibile. Appuntamento per le dieci con Massimo, referente del centro d’informazione turistica di Spoleto, Valentina di Non Solo Turisti e Stefano di Corriere dello Spettacolo, direzione Monteluco per un trekking suburbano.

Monteluco

Suburbano per via della distanza, basta attraversare il Ponte delle Torri e si è lì, alla base del monte. All’inizio, vuoi per il sonno nonostante l’orario, vuoi per la stanchezza dei blogger che sono qui già da un po’, ci sono stati dei momenti a metà tra risate di allegria per suvvia che sarà mai e momenti di “paure croniche” per questo trekking definito scherzosamente estremo. L’andata è stata gioviale, anche perché l’abbiamo fatto in auto fermandoci ad ammirare il primo panorama su Spoleto da San Giuliano, con Valentina e Stefano che tra una foto e un tweet si ponevano domande su un albero di ciliegie a quell’altezza.

Arrivati in cima, Massimo ha illustrato un luogo, chiave del francescanesimo, situato lungo la via Francigena: il convento di San Francesco. Composto di sette cellette veramente piccole in cui, tra gli ospiti illustri Sant’Antonio da Padova e San Francesco d’Assisi, passarono per dedicarsi al loro percorso religioso e personale. Tra le particolarità del luogo anche la celletta in cui il santo protettore degli animali era dedito recarsi per pregare, piccola, di circa 8-10mq con degli affreschi alle pareti rovinati negli anni da vandali in cerca di protagonismo. L’interesse rivolto dai blogger, e quello che sto per dire è una cosa che comunemente accade, è stato relativamente basso, forse quasi assente se non per le cellette minuscole dei frati. Questo poco interesse, verso i monumenti religiosi, soprattutto cristiani e spesso visibile nel mondo degli storytellers di viaggio, subito appagata dalla visione e dall’interesse delle celle in cui i frati passavano gran parte delle loro giornate.

cella-di-san-francesco

Usciti, ci siamo lasciati incantare e riparare dal fresco del Bosco Sacro, luogo già esistente durante il periodo pagano, dedicato a Giove e preservato pure durante l’epoca francescana, in cui all’ingresso è possibile vedere una copia della Lex Spoletina, la legge spoletina. All’interno del Bosco due piccole grotte (quando dico, piccole intendo che c’entra una sola persona) in cui San Francesco e Sant’Antonio venivano a isolarsi in preghiera e da cui si ha una vista della zona spoletina, bellissima. Per rimanere a bocca aperta dovete scendere di qualche metro, nel Belvedere Grande, dove vi sembrerà di toccare Spoleto dall’alto. spoleto-romana-blogger

Pomeriggio cambio di guardia, con Fraintesa e Barbara per andare alla visita della Spoleto d’epoca romana, che risale al 1 d.C.. Partiti da Piazza Sant’Agata con una sbirciata al Teatro Romano, utilizzato per spettacoli e balletti. Poi girando per i vicoli delle mura romane ci è stato svelato un luogo poco conosciuto, se non si è un local, la poltrona del Papa, chiamata così per via della dimensione che ricorda una poltrona da rappresentante della chiesa cattolica, conservato naturalmente all’interno di quello che potremmo chiamare “giardino del Getsemani”, sotto Via del Ponte, per l’atmosfera di pace interiore che si respira e vive nel luogo e da cui si può ammirare in un gioco di prospettive la chiesa di San Pietro tra gli archi del ponte.

san_pietro-ponte-delle-torri

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  1. Pingback: festival dei due mondi spoleto

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