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Isola Polvese

Isola Polvese, un nome quasi sconosciuto che molti non capiscono al primo ascolto, una delle isole del Lago Trasimeno. Le altre: la Maggiore e la Minore. Dopo la mattinata a bordo della barca di Alessandro siamo sbarcati sulla piccola isoletta, all’incirca trentacinque gradi che si abbattevano sulle teste di tutti noi e arrivando alla Fattoria Il Poggio come smarriti nel mezzo del deserto; l’umidità ha messo a dura prova la nostra resistenza.

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Il posto è situato su un piccolo promontorio e ospita anche un ostello, il tavolo riservato ci ha permesso di dimenticare per qualche minuto la stanchezza. In un angolo del giardino, sotto una tettoia di canne con vista sul lago c’è il tavolo riservatoci, da una parte i pescatori intenti a chiacchierare su personaggi e storie della zona e dall’altra, Stefano e Marco che discutono, tra un pesce fritto e l’altro, di blog, degli spettacoli cui hanno assistito e delle impressioni sul Festival dei 2 mondi; pieno di artisti interessanti provenienti da tutto il mondo e di spettacoli all’avanguardia ma in cui, vuoi un po’ l’epoca che stiamo vivendo e vuoi per l’interesse mal comune degli italiani si sente un’atmosfera assonnata, come da Fellini’s dream.

Nel frattempo, arrivano linguine con gamberi, panzanella, una tinca e un carassio alla griglia (ottimi!) pescati dai nostromi, seduti con noi, proprio per marcare lo spirito indipendente e autonomo dei blogger, che dovrebbero immedesimarsi nell’animo dei luoghi che visitano. Mezz’oretta di pausa post pranzo sullo sdraio, in sottofondo i tuoni di un temporale che dovrebbe giungere a breve, dieci secondi e con Marco andiamo k.o., Morfeo ci ha fregato, ma per poco, dobbiamo sbrigarci prima che il temporale si abbatta su di noi – immaginate cosa voglia dire tornare sotto un temporale con smartphone e macchine fotografiche bagnate. Il programma prevede un giro per l’isola Polvese che con quelle temperature diventa faticoso e ognuno cerca di ripararsi sotto qualche ulivo per pochi secondi, per riprendere un po’ di fiato.

ulivi-isola-polvese

L’accompagnatrice Eva racconta ai blogger la storia dell’isola, disabitata dal 1500 e in cui durante tutto l’anno vive solamente una persona, il guardiano. I commenti ve li lascio immaginare, mi ci sono messo pure io con: «chissà quante feste farà il custode, non ha il problema di essere denunciato per disturbo della quiete pubblica». Quello che colpisce è il castello, mura alte che fanno presagire chissà quale presidio militare abbia contenuto in passato, invece non appena Eva apre il piccolo cancello d’ingresso c’è da rimanere sbalorditi, ci siamo guardati come per dire cosa è uno scherzo? L’interno è vuoto, ricorda più un anfiteatro che un presidio militare, i ragazzi sono stupiti e incuriositi da questa sorpresa iniziano a chiedere tutte le informazioni e anche qualche curiosità. Eva si sbottona un po’ e ci dice che in passato il Perugia Calcio veniva in ritiro per prepararsi alla stagione e non avere distrazioni (ci credo qui l’unico mezzo per tornare alla terra ferma è il traghetto) e che sono state rappresentate diverse opere teatrali, effettivamente si presenta molto bene. Il castello era usato come luogo di vedetta da attacchi nemici giacché all’epoca il lago Trasimeno era spesso terra di confine e ospitava cinque chiese in 700 mq.

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Dobbiamo accelerare i tempi, i tuoni si fanno sempre più vicini. Ritorniamo alla barca, è giunta l’ora di rientrare. Durante il rientro gli amici pescatori si accorgono che ci sono dei piccoli oggetti sulla nostra rotta di rientro, rallentiamo e recuperiamo una cassetta di plastica e una bottiglia. Alessandro afferma: «Dobbiamo essere noi stessi i primi a rispettare il lago». Tocchiamo terra, il tempo di salire in macchina e in pochi minuti la stanchezza incombe, la giornata è finita, crolliamo risvegliandoci in superstrada. Spoleto è sopra di noi…

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