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Fede VS Food – i fattori effe a confronto, chiese e tartufi in Umbria

Verrebbe da dire “Per me #e20umbria finisce qua!” e, in effetti, è stato così. Ultimo giorno in terra spoletina. Il programma della giornata prevedeva di andare insieme alle due fanfulle Barbara e Sara, con cui ancora non ero stato in escursione, alla volta di Perugia, ma per un cambio di programma last second, ho dovuto salutarle e unirmi al gruppo Fabrizio, Michele e la special guest Cristina, che abbiamo rapito dall’ufficio :) .

blogger-e20umbria

Appuntamento davanti all’ufficio dello IAT, punto di riferimento dell’organizzazione. Ovviamente, come tradizione vuole, i blogger non sono mai puntuali :) E’ una regola non scritta, diciamo un po’ come il quarto d’ora accademico in università. Riepiloghiamo subito quale sarà il programma: chiesa di San Gregorio, complesso di San Ponziano e chiesa di San Salvatore. Bene, tutti carichi e pimpanti con Fabrizio, umbro doc, che ci accenna il resoconto della giornata precedente e dell’ennesima nottata nella hall a scrivere e mettere in pubblicazione il post del giorno. Per chi non lo sapesse, la stesura del testo comporta anche di passare ore davanti allo schermo per trovare le parole adatte a ciò che devi raccontare, e lo capisco benissimo, come lui ho bisogno di calma e tranquillità per mettere per iscritto quello che mi circola in mente. Michele invece è il blogger culturale del gruppo, occhialino e calma celano le risorse di arte e spettacolo di questa giovane firma del giornalismo culturale. Attento ai particolari si lascia trasportare, tra le pietre della chiesa lombarda di San Gregorio. Cinico nell’analisi dei dettagli delle opere conservate nelle cappelle ai lati delle navate, in attesa di essere trasportarti dalle parole di Giuseppe, custode del complesso di San Ponziano e dalla simpatica cagnolina Sofia, che tranquillamente si aggira all’interno della chiesa come se conoscesse ogni millimetro di quel luogo, sicura e fiera del suo ruolo.

affreschi-san-ponziano

Sono bastati circa trequarti d’ora ad ascoltare Giuseppe, per essere rapiti dalle parole di secoli di storie raccontate nella cripta della chiesa. Profondo conoscitore del luogo e delle sue vicende, rivelando aneddoti e leggende di origini massoniche che hanno colpito i blogger e soprattutto Fabrizio, risorsa piena di domande e curiosità sul caso.  Sotto il sole cocente di mezzogiorno, alla ricerca di un albero che ci riparasse dal caldo afoso, ci siamo inoltrati nel cimitero della città per un breve percorso d’avvicinamento a San Salvatore. Un lieve senso di tristezza, sorretto dai sorrisi e sguardi alla ricerca di un nome bizzarro che smorzasse l’aria e rendesse il luogo più ad agio. Circa venti scalini fin al sagrato della chiesa, anch’essa longobarda; subito silenzio e giusto un’occhiata dentro, non ci possiamo fermare, sono in corso le prove dello spettacolo Decalogo. Terminiamo questa mattinata di cultura e culto cattolico a tavola con una bellissima notizia giunta in tempo reale, Michele riceve la conferma per assistere alle prove generali di The Old Woman di Bob Wilson, Mikhail Baryshnikov e Willem Dafoe, una grande sorpresa documentata!

Michele

foto di Cristina Zazzaro

Nel pomeriggio cambio compagnia e mi ritrovo a bordo della macchina di Marco con Francesca e nuovamente Fabrizio, questa volta direzione Scheggino a visitare Urbani Tartufi, una delle più celebri aziende del settore. All’arrivo, colpiscono immediatamente due cose, la posizione isolata lungo la provinciale e l’aria fresca. Poi il forte odore di tartufo scompensa per qualche minuto, giusto il tempo di abituarsi prima del momento vestizione. Già, prima di entrare nel cuore della produzione dell’azienda dobbiamo trasformarci, indossiamo camici da Dr House, cuffiette da E.R. e copri scarpe da C.S.I… Perfetti per girare un serial americano o vergognarsi nascondendosi dietro l’iPad :) .

Fraintesa-Nonsoloturisti

Effetto sorpresa per i ragazzi! Non avevano previsto l’occasione di entrare nel cuore della produzione e visionare tutte le fasi di lavorazione, dal prodotto grezzo al lavorato finito ed etichettato.  Durante la visita si scoprono molti dettagli che nessuno conosce. Il tartufo utilizzato, a differenza di quello dei francesi e tedeschi è cacciato dai cani e non allevato… Stupore! Uno dei momenti in cui gli storytellers abbandonano lo sguardo dagli schermi per alzare gli occhi e trasmettere all’interlocutore (poco geek) il proprio interesse e piacere nel sentire quelle parole. Francesca trasmette la sua sorpresa nel sentir parlare di cioccolato al tartufo (e non è l’unica, anche perché la testa mi ritorna a Perugia). Prima di andar via, riusciamo a dare uno sguardo e una visitina all’Accademia del Tartufo, un luogo d’incredibile bellezza, tutto a giorno. Al piano inferiore la cucina utilizzata per i corsi, e che Marco e Francesca commentano con frasi del tipo «è grande quanto il mio monolocale», effettivamente è proprio gigante. Di sopra invece una zona utilizzata per assaggiare i piatti preparati con sedie e tavoli di design vista colline, un paradiso.

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