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Il travel blogger è tutta fuffa

Dopo l’ennesimo post letto poco fa su gente che una mattina si sveglia e decide di fare il blogger non c’è l’ho fatta! Non se né può più di personaggi che improvvisamente dal nulla, senza magari un background iniziano ad autorefenziarsi come se fossero il nuovo travel blogger di talento e “creare” progetti alias blog tour, social week-end o press tour…insomma come lo volete chiamare e chiamare la sostanza è quella!

travel-blogger

Se da una parte c’è chi giornalmente prova a inventarsi qualcosa di nuovo e innovativo, dall’altra ci sono dei mega markettari che nella vita fanno tutt’altro e che improvvisamente, tac, diventano creatori di “progetti innovativi”, fotocopie di altri passati che vendono come la nuova gallina dalle uova d’oro. Non se né può più di questi personaggi che dicono di lavorare con molti sponsor, di non partecipare gratuitamente a eventi e poi non appena lanci un contest dove candidarsi casualmente ti scrivono e si candidano! E’ tutta una fuffa!

E’ tutta una fuffa questa celebrità che vi create su di voi e cui rispondono solo la vostra cerchia di compagni di merende.

E’ tutta una fuffa quello che dite online e poi fate offline.

E’ tutta una fuffa questa professionalità che non esiste e che “vendete”.

E’ tutta una fuffa che chi vi conosce evita.

Siete come una bolla finanziaria che alla fine esplode, e chi è dell’ambiente, ha già previsto. Nulla si crea dal nulla, siete voi, persone fatte in carne e ossa che dovete vendere prima del vostro “brand”.  Persone che scrivono lunghe riflessioni sui blog tour e sull’essere blogger, che pochi commentano (e tra l’altro sempre gli stessi) e che non si sono mai trovati dall’altra parte della murata, non è una cosa semplice e facile, è piena di rischi e porte chiuse in faccia. E’ vero che i blog tour sono la fine di un progetto che non dura tre giorni e poi ciao, arrivederci e grazie! Basta vederne alcuni che a distanza di anni continuano a svolgersi e hanno un ottimo seguito. Dietro c’è sempre una strategia. Il blog sei tu, il tuo IO, il tuo essere… E’ vero ho fatto viaggi allucinanti, ma se m’invitano a un evento di promozione, cioè “far aumentare: p. le vendite (def. Treccani)”, il minimo che voglio è che mi tratti come se fossi un giornalista. Cui dai una buona camera e non un sottotetto, cui fai provare il tuo piatto migliore e i tuoi servizi top perché tra lui e me c’è solo una differenza: lui scrive sulla carta, con una coda (di seguito) breve e in discesa, mentre noi: scriviamo sul web, con una coda lunga e variabile, magari non siamo in camicia e pantalone ma in jeans e maglietta. Voglio capire perché dovrei dire che il tuo hotel è diverso da quello della porta dopo, qual è la sua particolarità. Andiamo avanti, non vi lamentate che sono sempre i soliti a fare i blog tour e il motivo è uno solo, si chiama ROI (Return Of Investment). Quello che ogni azienda deve calcolare prima di svolgere un’attività, quindi se tizio genera 5000 visite al mese e tu 100, se è presente su tutti i social e tu invece non hai neanche la pagina Fan del tuo blog ma il profilo personale il motivo per cui lui partecipa è la visibilità e il suo seguito. Forse devi un po’ lavorare sul SEO e non solo con il cuore. Parliamo anche di quelli che scrivono che il loro blog è nato come diario e lo sarà sempre, e che non avrà scopi commerciali… Avete ragione peccato che poi proprio accanto, a pochi pixel da quei caratteri ci sono banner pubblicitari e collaborazioni con aziende e testate online. Vi smascherate da soli! Termino. Finiamola con questa guerra al migliore, lo spirito del blogger non è questo. E’ quello di scrivere e raccontare quello che pensa, in questi anni ho conosciuto tante persone con cui mi sono confrontato e litigato perché il bello di dire quello che pensi sul tuo spazio è questo, quello che la rete offre, la libertà d’espressione.

Pensate prima di parlare.

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commenti

28 comments

  1. Della serie “non la mando mica a dire”.

  2. Ciao, mi interessa tantissimo la questione dei travel blogger e dei travel trip tour o chell’è… però non ho capito il senso del tuo post: tu sei favorevole o contrario?! Il travel blogger può o non può essere equiparato ad un giornalista? E nel momento in cui ha vitto e alloggio spesato, è o non è libero di parlare di quel che sta vivendo?!

    • Ciao Paola,
      Sono favorevole ai blog tour ma che siano lo scopo finale di una strategia di marketing e non una tre giorni di tweet e foto a manetta per poi scomparire nel nulla.
      Può essere comparato a un giornalista, anzi rispetto ad alcuni hanno una visibilità e viralità maggiore nel raccontare un luogo.

      Se è pagato e l’esperienza è negativa prima di scriverlo, lo dovresti anche far notare a chi ti ospita e comunque raccontare la tua esperienza bella o brutta che sia, se non ha senso andare lì e dire che comunque è tutto rose e fiori quando non è vero, ci va di mezzo la tua faccia.

  3. Guarda, io invece penso che, gran parte della categoria che tu definisci “TRAVEL blogger” in realtà sono solo blogger….se non hanno un blog trip a cui partecipare di travel hanno ben poco!! :-)

    • Non mi trovi d’accordo, se racconti le tue esperienze e non ti frega niente dei blog trip da parte mia hai anche più stima, lo fai perchè hai proprio voglia di raccontare le tue emozioni e sensazioni.
      Ti posso dire che ci sono e sono pure delle persone molto alla mano :)

  4. Ciao Alex, una volta tanto mi fermo a lasciare un commento su un blog di viaggi e soprattutto, cerco di spiegare la mia su travel blog, blogger, e blog trip.

    Premessa: ho un travel blog, ma non mi piace definirlo tale. Non mi sento una travel blogger: forse non mi ci sentirò mai o forse è solo perché è da relativamente poco che scrivo delle mie esperienze di viaggio.

    Seconda premessa: mi occupo di web design e SEO e questo è un particolare credo importante per capire il mio discorso.

    Sono d’accordo con te quando parli di ROI. Ho l’impressione che la maggior parte delle aziende scelga i blogger guardando più ai Likes su Facebook o ai Follower su Twitter: dati piuttosto labili, se si vuole seriamente costruire una campagna che dia delle tangibili conversioni. Va da se che, se mi contattano per un blog tour, mi piacerebbe che mi si riservasse la sfrontatezza di chiedermi: “quante visite mensili fa il tuo sito? Da che parte del mondo provengono? Quanti visitatori di ritorno hai? Qual’è la tua frequenza di rimbalzo?”. Cose così.

    Da una parte quindi vedo poca professionalità (o forse solo ignoranza, nel senso buono del termine) da parte delle aziende, ma dall’altra, dall’esperienza che sto avendo, mi spiace dire che vedo ben poca professionalità anche da parte dei blogger che, per primi, rincorrono i Likes, il nuovo Follower, o la prima posizione su Google (trattando quest’ultimo come un misterioso santone, senza cercare minimamente di conoscere il mezzo) o, come hai detto tu, aprono un blog trattandolo come diario per poi riempirlo di banner pubblicitari appena inizia a girare bene. Non dico nulla sulla questione blogger/SEO, dacché sarei molto probabilmente di parte.

    Occorrerebbe un po’ più di coerenza e sincerità, prima di tutto verso se stessi.

    Per quel che riguarda la commistione tra la figura del blogger e quella del giornalista, mi trovi in parte d’accordo.

    Quando scrivi che ad entrambi va riservato lo stesso trattamento quoto al 101%.

    Quando affermi che l’unica differenza che passa tra le due figure è che una scrive su carta e l’altra su web, che una si presenta incravattata e l’altra in maglietta, mi trovi assolutamente in disaccordo.

    Il giornalista scrive su web. Negli ultimi anni scrive soprattutto su web, perché non può far altrimenti, da quando la carta stampata è diventata un’esclusiva solo dei nomi più noti.

    Ho conosciuto giornalisti vari, e ti assicuro che a guardaroba erano più svaccati della sottoscritta. :P

    La differenza sostanziale dove sta: il giornalista scova notizie, le analizza, e trasforma i DATI in un articolo. E’ iscritto ad un albo ed in quanto tale è un PROFESSIONISTA.

    Il blogger, per quanto dia fastidio a molti di noi, non è, e non sarà MAI un professionista. Ed è qui la sua forza! Pur raccontando di un luogo, lo fa attraverso i propri occhi, scrivendo di una sua personalissima esperienza. Poi chiaro, un blogger può essere e dovrebbe essere professionale nel gestire i propri contenuti e contatti, nel cercare di far rete, nel dare una buona immagine online di sé e del proprio blog, etc, ma nessuno mai vi verrà a bacchettare se fornite un dato errato o una citazione inesistente.

    Ed è proprio per questo che le aziende scelgono i giornalisti come i blogger: perché se la comunicazione del giornalista è puramente informativa, posta a un livello superiore del lettore, la comunicazione di un blogger è invece emozionale e soprattutto EMPATICA, posta allo stesso livello di chi legge. Per questo leggiamo alcuni blog rispetto ad altri: perché ci piacciono di più, in quanto si adattano alle nostre “corde”.

    Spero di essere riuscita a far passare la mia personalissima opinione. A presto! :)

    Laura

    • Ciao Gypsies on the Road (giusto pomeriggio ho incontrato un pulmino Volkswagen :) )

      Il fatto che hai un travel blog però non ti senti una travel blogger non lo comprendo in pieno (forma mentis) ma apprezzo la sincerità.
      Che le aziende domandino i dati sulla visibilità del sito, dal mio punto di vista è lecito, perchè come l’economia insegna, devo massimizzare le spese che faccio a fronte di un ritorno monetario o d’immagine che sia. E’ anche vero che il successo piace a tutti, chi meno e chi più, però come dici giustamente “Occorrerebbe un po’ più di coerenza e sincerità, prima di tutto verso se stessi.”

      Sulla questione giornalisti, voglio chiarire che non c’è l’ho con loro come professionisti, per carità, hanno fatto e ancora oggi un gran lavoro ma c’è una parte di loro che le notizie le copia e incolla dai blog e li spaccia come propri, ne abbiamo sentito parlare.

      Sulle bacchettate ne riceviamo e ammettiamo gli errori. In fondo siamo sempre umani, sta a noi riconoscerli e chiedere scusa.

      Grazie per il tuo punto di vista, discutere fa sempre bene :)

      • Eheh, sulla questione travel blog ti do ragione, faccio fatica anch’io a spiegare cosa intendo con il mio blog. Generalizzando ti posso dire che lo chiamo così, per far capire all’interlocutore di cosa si tratta, di contro non mi sento una travel blogger perché non ho una linea editoriale, e non viaggio così tanto da sentirmi tale (non mi mandano a recensire posti e con il blog non ho mai fatto dei travel blog). Procedo più di “pancia”, e sono ben poco organizzata. Mi sarò fatta capire? Mah! :D

        Sulla questione copia/incolla da parte di alcuni giornalisti ti do ragione: purtroppo c’è professionalità e non, come in ogni lavoro. Alla fine penso sempre che il tempo paga, e prima o poi la marachella salta sempre fuori (che poi, se c’è una cosa che detesto è la scopiazzata violenta in rete: che sia di articoli, di foto, etc)!
        Grazie a te per la bella chiacchierata (mi capita di rado!)!

        Laura

  5. grazie per questo post. A volte ci deprimiamo a leggere i post di cui tu parli. tanti blogger che sbandierano da tutte le parti la loro bravura, i loro numeri e sopratutto dicono come vanno fatte le cose e come secondo loro tutti dovrebbero fare.
    Un giorno sì e anche l’altro penso di mollare tutto.
    Poi vado avanti, perchè ci piace viaggiare, fare esperienze e condividerle con gli altri. E cerchiamo di curare il blog al meglio consapevoli che la strada da fare è ancora tantissima.
    Elisa e Luca

    • Non ho capito se la critica è rivolta a me personalmente, in questo caso l’accetto perchè è giusto ascoltare anche i commenti negativi che aiutano a migliorare ma di certo non vi obbligo mica a leggere i miei post :)

      Non ritengo che bisogna seguire tutto ciò che viene detto, come se fosse il mantra di un guru, ma può essere un suggerimento o comunque il punto di partenza per altro, poi sta a noi farne tesoro. Lo spirito invece è quello che dite voi, viaggiare perchè vi piace e curare al meglio il blog sapendo che c’è sempre da imparare, essere umili (anche nella vita).
      Ricordarsi che nessuno diventa più importante di un altro per un post ma per il valore dell’emozioni che trasmette.

  6. Alessandra Granata

    e dei travel blogger che non viaggiano cosa vogliamo dire??????

  7. E’ un periodo di riflessioni allora questo… è capitato anche a me per la prima volta la scorsa settimana, di solito non tratto questo tema ma nell’ultimo periodo ho visto nascere progetti firmati da travel bloggers alle prime armi che millantano addirittura una formazione nel settore e non ci ho visto più… quindi ho letto volentieri il tuo post di oggi, che appoggio sotto molti aspetti. Sicuramente ce lo avevi dentro, si sente che è urlato, e quando le cose escono di pancia è sempre bene farle uscire. Bravo, Toshi! Ciao! :)

  8. Ma davvero i blogtour (cosi come vengono gestiti ultimamente in Italia) portano valore ad una località?
    Al di la che nella maggior parte dei casi chi lo organizza non sa nemmeno cosa voglia dire misurare un investimento in una strategia (turistica) ormai è un susseguirsi di eventi tutti uguali, tutti identici che è diventato quasi noioso seguire.

    Alla lunga la mancanza di professionalità, e di serietà, nel gestire queste operazioni verrà fuori e la moda dei blogtour passerà….ma siamo in Italia e quindi il mercato ci metterà un bel po a notare questa cosa.
    Nel frattempo c’è spazio per tutti, anche per chi si improvvisa….

    • Non c’è il tasto Like :)

    • ecco bravo, mi stavo giusto chiedendo se esista qualche analisi sul reale effetto di un blog tour su una località: aumenta davvero la sua visibilità? arrivano davvero più turisti dopo che si è investito per ospitare dei blogger? qualcuno ha dei dati in merito?

  9. Mah, non ho la più pallida idea di a cosa ti riferisca e non ho mai sentito il termine “fuffa”, però sono qui, con i pop corn a sostenerti in ogni battaglia! :)

  10. I blog tour sono morti, hanno fatto il loro tempo, sia quelli organizzati bene si quelli organizzati male.
    I travel blogger italiani, sono rimasti al palo e lo dicono i numeri che fanno i singoli siti. Alcuni hanno cercato di copiare le testate, reclutando “neo-blogger” (passatemi il termine) promettendo in cambio proventi pubblicitari PPC o i blogtour scartati. Lo “sfruttato” che diventa sfruttatore.

    E così siti già di pessima qualità si sono arricchiti di articoletti di 10 righe pieni di “fuffa”…. e il mondo dei travelblogger è diventato “rosiko” il nuovo gioco da tavolo 2.0: Pagine e pagine di post, su dove andrò fra 1 mese, dove IO sono stato invitato e voi no…. quanta è bella mia camera d’albergo… guardate guardate cosa sto mangiando…….e quando tornerò ri-scriverò le cose postate un mese prima ancora prima d’averle viste.

    E’ vero, i travel blogger italiani non sono giornalisti e a ben ragione non sono trattati come tali.

    Iniziate a scrivere bene, con sostanza e dopo aver visitato un luogo e magari non solo perchè siete stati invitati.

    Buona partita!

    • Ma ho appena visto che dei 5 commenti pubblicati con questo “nome”, tranne questo gli altri son tutti per me :) e sei stato sempre gentile. Dovrei assumerti come consulente di immagine, o consulente lo sei già? :D

  11. Di tutto questo discorso non capisco bene una cosa.
    Un blogger quindi è uno che fa un blog tour perchè i suoi numeri sono alti e quindi vale qualcosa?
    Credo di essermi persa qualcosa o forse la penso diversamente.

    Un travel blogger NON FUFFA per me è uno che viaggia davvero, che scrive bene e con il cuore.
    Uno che da travel blogger poi passa a Blog Tour addicted..per me è qualcos’altro e diverso da un puro travel blogger.
    Fuffologo è quello che scrive male, che non viaggia, che scrive post su luoghi pur senza esserci andato, che scrive posts da 200 parole (così tutti ne potremmo scrivere 1 pure 2 al giorno), che ha fatto tanto Seo alle sue pagine per cui ha effettivamente i numeri ma a leggerne i post viene da piangere.

    Non mi piace molto commentare questi posts perchè non si arriva mai da nessuna parte, ma ho trovato un link in un post dove ero citata anche io e così ho deciso di commentare.
    Però certo che è triste vedere un blog di viaggi relgato e sminuito a un blog che “vende” una destinazione e viene utilizzato come vetrina per hotel, ristoranti e viaggi pagati.
    Questa persona è un blogger che è stato bravo ad ottimizzare le pagine, che gode di privilegi che secondo le leggi di mercato è giusto sia così ma non lo fa ai miei occhi un travel blogger da seguire o che mi appassiona.

    Un travel blogger non fuffologo per me è uno che:
    Scrive bene
    Viaggia tanto e ha storie di viaggio da raccontare (anche consigli utili ma per favore on chiamate blogger chi fa le recensioni degli hotel)
    Che racconta una destinazione e appassiona i suoi seguaci, non LA VENDE (sono tornata dal Marocco da neanche 24 ore e già 10 persone grazie ai miei racconti e alle mie foto hanno deciso di partire per questa destinazione, pagata di tasca mia dalla A alla Z)
    Che investe tempo nella stesura dei post e possibilmente li rilegge
    Che non si reputi migliore di nessun altro e che continui a fare questo se è quello che gli piace e che continui a farlo nonostante post di questo tipo.

    Perchè andare addosso a chi ci vuole provare?
    Date un pò di spazio anche a chi vorrebbe emergere in questo mondo di soliti noti (dentro i quali mi metto anche io) e anzi, invito a rivedere queste new entry con occhio critico e positivo, non sarebbe male aiutarli ad emergere in questo mondo di sgrammaticati e di blogs stile traduzioni Lonely Planet.

    Non c’è università nè corso che insegna ad essere blogger. Io ammiro chi ci prova, ci mette l’impegno, la passione e magari lo fa pure bene, guarda caso il 90% di questi che io seguo non ha mai preso parte a un blog tour.
    Poi il loro ROI mi interessa tanto quando. Leggerli mi da piacere. Questo è quello che importa.

    La scelta di fare un blog tour è personale e nessuno può guidicarla ma da qui a dire di smettere di provarci o far credere che la qualità del tuo blog è direttamente proporzionale agli inviti ai blog tours mi suona da saccenti che forse hanno dimenticato quanto difficile sia iniziare.

    Largo ai giovani e ai viaggiatori veri. Pure quelli senza un ROI da urlo.

    Un caro saluto
    Giulia

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