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La chiesa di Montevergini a Noto, un posto da evitare

In cima alla Via Nicolaci di Noto si trova la Chiesa di Montevergini, molto piccola se paragonata alla prospettiva. Premetto che ci sono entrato durante l’Infiorata e nonostante mi sia presentato ai custodi, spiegandogli che facevo parte del gruppo dei blogger che stavano su in cima e che potevamo accedere liberamente su autorizzazione del comune, questi mi ha prima detto di non sapere di nessuna autorizzazione e dopo diversi borbottii mi ha lasciato raggiungere gli altri (della serie “per questa volta”).

chiesa di montevergini-noto

© antonio iacullo

Guardo la scala e per un momento tra me e me mi chiedo chi me l’ha fatto fare; è a chiocciola, alta una trentina di metri, in ferro e come dirvi “a giorno” senza protezioni. Per chi, come il sottoscritto soffre di vertigini è una tragedia, ma per la serie «chissà quando capita la prossima» salgo, peccato che all’ultimo gradino ho un piccolo problema: l’altezza tra la scala e la nicchia ricavata per la parte soppalcata è poca; se sei un nano passi, ma da 1.70mt in poi sono problemi (complimenti a chi l’ha progettata!).

Passando l’ostacolo mi ritrovo in un soppalco vuoto e trasandato, dove a far da cornice, ci sono alcune canne di un organo andato oramai rovinato e posto quasi al centro, una scena da film dell’orrore in pieno giorno. In fondo noto una piccola porticina, sbarrata da una trave di ferro nella parte inferiore e nella colonna portante un foglio con una freccia verde a indicare una via, che non sapevo dove mi avrebbe portato. Sorgono i dubbi, dove sono finiti i ragazzi che li vedevo dalla Via Nicolaci, curioso come sono passo sopra la sbarra e salgo le ennesime scale cercando di sentire qualche voce e sperando di non essermi addentrato in qualcosa di non molto sicuro. Alla fine di questa scala vedo gli altri e mi tranquillizzo. Per qualche minuto riprendo fiato e mi godo il panorama con vista a 180° gradi su Noto e dintorni, stupenda al tramonto.vista di noto dalla chiesa di montevergini

Analizziamo la situazione con alcuni di loro e scendendo vediamo l’altra parte della chiesa prima di far notare lo stato in cui versa la struttura superiore, insicura e pericolosa. Mai l’avessimo fatto! Non appena mettiamo piede nell’unica navata, pavimentata con delle bellissime maioliche uno dei due custodi, con un tono da sergente Hartman di Full Metal Jacket, ci impone di camminare sul tappeto rosso e di non uscire dal percorso, non mi giro neanche ma ad alta voce dico che c’è un tono per dire le cose, «neanche fossimo al Louvre» (il tono sarcastico e non denigratorio era rivolto al custode e non alla preservazione della pavimentazione).

Niente il nostro interesse non è più nella chiesa ma nel far notare che lo stato di sicurezza è veramente pessimo e pericoloso. I due custodi ci rispondono che chi vuole salire fino al campanile ci sale (della serie sono fatti tuoi poi se ti fai male), rispondiamo che poiché si paga si dovrebbe almeno avere un occhio sulla sicurezza e questo ci risponde che queste cose a loro non interessano, che il comune se ne frega di questa chiesa e che non promuovono il Museo delle Confraternite che ospitano all’interno.

Spieghiamo che a noi dei problemi interni non ci può interessare, perché cavolo la gente paga per un servizio e tu invece dici che se succede qualcosa lassù sono fatti suoi. Una terra sempre ospitale ma che rivela dei lati non proprio friendly.

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