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Steve McCurry a Roma

Quella mattina mi svegliai con la voglia di conoscerlo meglio, d’instaurare un rapporto più intimo. Era il 24 aprile quando misi piede in Piazza Orazio Giustiniani 4, all’ex-Mattatoio di Roma, oggi sede del MACRO Testaccio, stavo per entrare nel mondo cromatico di Steve McCurry.

Mostra fotografica di Steve McCurry al MACRO, Roma

La giornata non era delle migliori, su Roma si muovevano nubi grigie, cariche di acqua pronta a venir giù. Passai l’ingresso dove risuonavano voci di bambini e suoni musicali quando calò il silenzio intorno a me, mura e aie chiuse da sbarre dove un tempo queste bestie comprendevano la fine della propria vita. Per qualche secondo mi sentii un invasore degli ultimi minuti della loro esistenza, li immaginai lì, pronti a chiedere grazia, poi sulla sinistra vidi chiazze colorate, indirizzai il passo verso di loro e man mano prese forma lei, la ragazza afgana con quell’espressione glaciale, che ti colpisce e ti da il benvenuto nel viaggio fotografico di questo grande artista visivo…La mostra curata da Fabio Novembre, iniziava tra 6 schermi a plasma che mostravano in loop i documentari sulla ricerca, a distanza di anni, della ragazza afgana, sull’ultimo rullino Kodachrome affidato a Steve McCurry e la stampa digitale dei suoi ritratti. Poi una piccola anticamera per familiarizzarti con il viaggio attraverso i quattro continenti e in particolare il sud-est asiatico di Steve. Finisco di leggere e nella mente do il via a questa esperienza.

Incontro i primi volti, sono giovani, molto giovani, innocenti; mi scrutano e sembrano chiedermi chi sei? Cosa vuoi? Perchè hai scelto me? Piangono i dolori delle guerre, sorridono tra le braccia degli affetti; li saluto e incontro lui!

bambino con la pistola giocattolo, Steve McCurry

Ci guardiamo intensamente, ad occhio credo tu abbia cinque anni e ti ho chiamato Juan, tieni impugnata tra le piccole dita una pistola giocattolo, dai tuoi occhi scendono grosse lacrime, lacrime di terrore, lacrime di chi alla tua tenera età si trova di fronte la nuda e cruda realtà; non mi muovo, gli altri ritratti intorno a me non esistono, vorrei poterti dare qualcosa per asciugare quelle gocce che scivolano sulla tua pelle liscia ma non riesco, mi hai reso polvere da sparo per diversi minuti…Giro e conosco microcosmi fatti di occhi a mandorla, pelli gialle e capelli neri, stoffe sgargianti, pregiate e brandelli di stoffa che scivolano su corpi malformi, per qualche minuto incontro il premio nobel Aung San Suu Kyi che dalla sua ex casa-prigione  sembra domandarsi quale sarà il futuro del suo paese, rivivo l’11 settembre 2001 e la paura di volare di quel periodo, mi perdo tra le calle di Venezia e i mercati rionali, le processioni della Pasqua siciliana, ammiro l’affetto tra uomo e animale, la convivenza tra arte e fede religiosa, i disastri delle grandi catastrofi naturali e gli affetti rubati nei tuoi scatti.

Giungo alla fine, sbircio tra i libri del bookshop e guardo fuori, il cielo sembra essere dalla mia parte, mi abisso tra le vie della città eterna in attesa di un altro viaggio…

Thanks Steve

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commenti

6 comments

  1. Un post davvero interessante.

    Le suggestioni di una simile mostra raccontate in maniera semplice e lineare.

    Peccato che il 29 Aprile è definitivamente andato :) e che quindi chissà quando potremo vedere anche noi qualcuna di quelle foto che hanno fatto la storia.

    Bravo Alex. E dai che un giorno quelle suggestioni asiatiche le vivrai sulla tua pelle e le catturerai con il tuo iPhone.

    Travel Up :)

    Marco

  2. Ho avuto la fortuna di vedere la mostra di Steve McCurry a Girona insieme a un fotografo del National Geographic che mi ha permesso di guardare quegli splendidi scatti con occhi diversi.
    Immagini che non si dimenticano…

  3. Ho scovato il tuo blog tramite “quelli che scrivono in un blog di viaggi”.
    Interessante questo post!
    Mi piace come hai descritto le tue emozioni verso la mostra!
    Lui è un fotografo che adoro; da poco ho visto un programma su rai5 dedicato a lui e han mostrato la famosa ragazzina dagli occhi verdi come è ora…con il tempo che ha scavato le rughe sul suo viso e la fatica della vita passata in quei luoghi così difficili, scolpita nel volto. E’ stato davvero strano vedere quel viso trasformato..! Comunque lui ha proprio una sensibilità in più nelle foto di reportage!
    Ciao :)
    Valentina

    • Il video di cui parli l’ho visto all’entrata della mostra, è stato come attendere con lui quel momento..Lui insieme a pochi altri merita veramente di essere visto e spero che ti capiti ;)

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